Ma noi continueremo a navigare verso Gaza finchè Israele non cesserà l'assedio illegale.

 

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30 Maggio 2011

 

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Il Free Gaza Movement accoglie la richiesta di Ban Ki-Moon che tutte le nazioni, Israele incluso, evitino di utilizzare violenza quando la nostra flotilla partirà per Gaza alla fine di giugno. Accogliamo anche la sua esortazione ad Israele "a fare i passi necessari per porre fine alla chiusura di Gaza".

Nel corso degli ultimi giorni i media hanno deciso di enfatizzare la preoccupazione di Ban nei confronti della nostra flotilla riportando le sue parole come richiesta ai governi di fermarci. Lui non può chiedere di fare questo. Noi non stiamo compiendo attività illegali nel Mediterraneo;  è il blocco di un milione e mezzo di Palestinesi ad essere illegale. In qualità di capo delle Nazioni Unite, lui sa che la Commssione ONU per i Diritti Umani (UN HCHR) ha scritto un rapporto che ha identificato il blocco di Gaza come punizione collettiva, ossia, un crimine di guerra.

Audrey Bomse, avvocato di  Free Gaza dichiara, “Il Rapporto conclude che Israele è stato "chiaramente fuorilegge"  quando ha intercettato la Freedom Flotilla I nel maggio 2010. Israel non aveva nessun diritto di usare la forza contro di noi o di arrestare i passeggeri della flotilla. Infine, UN HCHR ha chiesto che le attività della Flotilla fossero riconosciute come una "forma di intervento concordato" della società civile nei confronti di una crisi umanitaria".

Ricordiamo inoltre al Segretario Generale che la flotilla di fatto non viola le leggi internazionali o del mare, di conseguenza, proibire la nostra rotta verso  Gaza significa di fatto negare il diritto del popolo Palestinese al controllo dei propri porti e della propria vita.

Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza aggiunge “Suggerire che gli aiuti a Gaza debbano essere consegnati attraverso "i legittimi valichi e i canali stabiliti" implica che noi accettiamo il regime brutale e illegitimo di Israele. Il Segretario Generale se la sarebbe sentita di dire lo stesso agli Egiziani e Tunisini, ossia di rivolgere le loro rimostranze a Mubarak e Ben Ali?"

Noi non andiamo solo per portare materiale umanitario a Gaza. I Palestinesi non vogliono aiuti umanitari, vogliono il diritto a commerciare, ad avere i confini aperti per poter entrare e uscire dal loro territorio senza mura, navi da guerra e cecchini che sparino loro addosso. I Palestinesi di Gaza hanno diritto alle proprie acque territoriali, cosa che Israele nega loro in qualche modo dal 1967 e quasi completamente dal 2006. 

Il nostro obiettivo è porre fine alla politica di Israele che deliberatamente riduce Gaza in condizioni di aver bisogno di aiuti umanitari. Dal momento che i governi sembrano avere le mani legate dietro la schiena, sta alla società civile costringere Israele alle proprie responsabilità.. Eppure sembra che, utilizzando un  linguaggio diplomatico, Ban sia più preoccupato di come possa apparire la risposta violenta di Israele alla nostra flotilla e voglia evitare un altro incidente internazionale come lo scorso anno, quando Israele uccise nove dei nostri passeggeri.

Del resto, i  freedom riders degli anni sessanta negli Stati Uniti non prestarono attenzione alle minacce governative; gli Arabi in Tunisia, Egitto, Yemen, Libia, Bahrain e Siria, che lottano per la libertà ignorano minacce similari, e così faremo anche noi. Partiremo alla fine di giugno.

Signor Segretario Generale, la scelta è solo di Israele: porre fine all'assedio o continuare la violenza contro i Palestinesi e i loro sostenitori. Il blocco è un atto di violenza e i nostri sforzi riflettono la volontà della comunità internazionale di lottare contro l'ingiustizia. Quindi, a lei la scelta: sostenere la tirannia o sostenere la libertà 

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