COMUNICATO STAMPA Da ADALAH

2  Giugno  2010

Il team di avvocati della difesa : “La decisione della corte di mantenere in stato di arresto i leader politici Arabi che hanno partecipato alla Freedom Flotilla è discriminatorio e costituisce persecuzione selettiva. Non sono in stato di arresto per la loro cittadinanza Israeliana ma perchè sono cittadini Arabi Palestinesi di Israele.  Mentre i militari Israeliani, che hanno attaccato le barche e i passeggeri, dovrebbero essere indagati per violazione della legge internazionale.”

(Haifa, Israele) La scorsa notte,  1 giugno 2010, Il giudice Dina Cohen della Corte dei Magistrati in Ashkelon, dopo nove ore di udienza davanti ad un'aula di corte affollata, hanno deciso di estendere la detenzione dei leader politici Arabi - Mr. Muhammed Zeidan, il Presidente della High Follow-up Committee dei cittadini Arabi in Israele; Sheikh Raed Salah, il Capo del Movimento Islamico in Israele (settore nord) ; e Sheikh Hamad Abu Daabes, il Capo del Moviemento Islamico in Israele (settore sud), - e Ms. Lubna Masarwa del Free Gaza Movement e dell'Università Al Quds, di una settimana, fino all'8 giugno 2010.

I quattro Arabi Palestinesi, cittadini Israeliani, sono stati arrestati sulla nave Mavi Marmara, parte della Gaza Freedom Flotilla, attaccata dalla Marina Israeliana il 31 maggio 2010. Gli avvocati di Adalah, Hassan Jabareen e Orna Kohn, oltre all'avvocato  Hussein Abu Hussein, all'avvocato Khaled Zabargha di Al Mezan Legal Center di Nazareth, hanno rappresentato i quattro davanti alla corte. 

Mentre non è stata emessa nessuna imputazione, l'accusa dichiara che una serie di possibili capi di accusa potrebbero essere decretati, tra cui cospirazione a delinquere, possesso e uso di armi. L'accusa enfatizza chiaramente davanti alla corte che la loro richiesta di trattenere i Leader è in conformità con le leggi sulle indagini e la detenzione dei cittadini di Israele che hanno partecipato alla Gaza Freedom Flotilla.

Secondo il team dei legali della difesa, la richiesta dell'accusa e la decisione della corte contraddicono i principi basilari della legge penale, che prevedono che le persone possono essere dichiarate illegali solo in base alle loro azioni. Il procedimento penale argomenta che i soldati della marina Israeliana sono stati attaccati dai passeggeri sulla nave; ma non hanno fornito nessuna prova che uno di questi quattro individui avessero partecipato o fossero responsabili dell'attacco.


Inoltre, la difesa dichiara che la decisione discriminante nei confronti dei detenuti risulta persecuzione selettiva dovuta esclusivamente alla loro nazionalità di provenienza. Non sono stati arrestati perchè Israeliani ma perchè sono Arabi Palestinesi cittadini di Israele.


I difensori hanno sollevato numerosi argomentazioni preliminari davanti alla corte chiedendo il rilascio dei quattro leader. Sostenevano che la corte Israeliana non avesse alcuna giurisdizione sul caso, dato che la nave era in acque internazionali al momento dell'attacco della marina Israeliana. L'accusa non è stata in grado di rispondere alla domanda su quale fosse l'autorità legale dei militari Israeliani che consentisse loro di attaccare una nave in acque internazionali.

Gli avvocanti argomentano anche che la detenzione è illegale, prima facie, dato che la legge richiede che gli arrestati siano portati davanti ad una corte entro le 24 ore. In questo caso, comunque, i quattro individui sono stati tenuti in detenzione per circa 40 ore prima di essere portati davanti ad una corte. La pubblica accusa e la polizia hanno risposto che le ore di detenzione dovrebero essere calcolate solo dal momento in cui la nave ha raggiunto il Porto di Ashdod. Gli avvocati della difesa contano il tempo invece da quando hanno tolto loro la libertà nel momento in cui sono stati arrestati. Non è stato consentito loro di vedere un avvocato e non sono stati portati davanti ad una corte di giustizia entro i limiti di tempo legale.


Adalah invierà un appello contro  la decisione di trattenerli in custodia al District Court of Beer el-Sabe domani, 3 giugno 2010.


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