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19 Luglio 2009
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HOPE FLEET
Da : The Haffington Post, 17 luglio 2009
di Adam Shapiro
Sono partito da Cipro, assieme da altri 20, il 29 giugno, su un traghetto che trasportava supporti umanitari ai Palestinesi di Gaza, tagliati fuori dal resto del mondo dall'assedio Israeliano. Era nostra intenzione portare ai Palestinesi giocattoli, medicinali, attrezzatura da lavoro, alberelli di olivo, e un sacco da 50kg di cemento, e rompere la barriera marittima con cui Israele tiene imprigionati i Palestinesi lungo la loro linea costiera.
Come documentarista indipendente e difensore dei diritti umani, volevo documentare il viaggio e la vita a Gaza.
Circa la metà della popolazione di Gaza ha meno di 18 anni. Questi bambini soffrono le conseguenze di un collasso economico imposto da Israele, apparentemente inteso a destabilizzare l'ordinamento di Hamas. Come con l'Iraq, le sanzioni servono solo a devastare una popolazione e decimare una società civile.
(per leggere questo articolo per intero, vi preghiamo di cliccare sul titolo)
Alle 2:00 di mattina, il 30 Giugno, qualcosa affianca la nostra barca, una nave da guerra Israeliana, che ci punta addosso i fari. Una voce chiama alla radio: "State navigando verso un'area bloccata. Vi ordiniamo di cambiare rotta. Se non lo fate, saremo costretti ad usare ogni mezzo per fermarvi."
Queste acque sono controllate, senza limiti, dalla marina Israeliana. La nostra richiesta di aiuto - la barca precedente era stata intenzionalmente speronata dalla marina Israeliana - ad una nave ONU che sapevamo essere in contatto radio, non ha avuto risposta.
Abbiamo contato otto imbarcazioni di guerra Israeliane e quattro gommoni con equipaggiamento d'abbordaggio e sommozzatori che ci seguivano agitati. Circa un'ora prima un F-16 aveva sorvolato più volte. Tutto ciò fa parte delle forniture USA sovvenzionate dai contribuenti americani, tutto per fermare una sacca di cemento e impedirle di raggiungere un ghetto e un'area ridotta a disastro per mano umana.
In una sequenza di azioni agitate, siamo stati abbordati. Chi di noi aveva videocamere ha sopportato il peso maggiore delle ultra zelanti Forze Marine. Siamo stati colpiti per farci mollare la presa sulle videocamere. Ho documentato eventi dall'Afghanistan al Darfur in varie località nel Medio Oriente, ma fino ad ora non ero mai stato attaccato fisicamente durante lo svolgimento del mio lavoro. I censori militari Israeliani hanno in mano le prove e mi aspetto di non averle mai più indietro. Con le prove fuori uso, molti dei media hanno trattato l'evento come se non fosse neanche accaduto.
Anzichè arrivare al porto di Gaza bombardato e distrutto, siamo stati sequestrati e con le pistole puntate, portati in un paese straniero e imprigionati. Anziché consegnare giocattoli ai bambini di Azbet Abed Rabbo, dove in febbraio ho incontrato famiglie che vivevano in tende (ancora) perchè le loro case erano state ridotte a macerie dall'invasione Israeliana di dicembre-gennaio, ci siamo ritrovati sull'attenti davanti ad una guardia carceraria che controllava la nostra cella.
Mentre altri governi hanno parlato pubblicamente in favore dei propri cittadini [gli altri passeggeri sequestrati], il governo USA è restato visibilmente in silenzio.
Nel suo discorso al Cairo, il Presidente Obama aveva affermato : "I Palestinesi devono abbandonare la violenza.... Per secoli " ha continuato "I neri Americani hanno sofferto sotto i colpi di frusta e l'umiliazione della segregazione. Ma alla fine non è stata la violenza a conquistare diritti e uguaglianza totale." Ha fatto notare che sono state le azioni pacifiche a conquistare i diritti negli Stati Uniti, Sudafrica e ovunque. Ora, come possono i Palestinesi prendere sul serio le sue esortazioni alla nonviolenza quando lui consente e si allea con il sequestro e le percosse a cittadini Americani, che tentano di assistere, senza violenza, Palestinesi a una Gaza devastata dalla guerra?
Persino il Presidente Obama, che sembrava così sincero in quel discorso al Cairo, è imprigionato dallo status quo dettato dalle relazioni Americano-Israeliane che legano i valori e gli interessi Amercani al volere di uno stato che viene sempre più etichettato a livello internazionale, con il marchio di apartheid. Un tipo di leggi per gli Ebrei e un altro tipo per i Palestinesi è inaccettabile nel 21mo secolo. Washington può solo ignorare a lungo i fatti, quando il ministro per gli alloggi Israeliano dichiara: "Possiamo avere i cuori spezzati, ma penso che sia inopportuno [per Ebrei e Palesinesi] che vivano insieme [in Israele]."
Per quanto riguarda i Palestinesi a Gaza, siamo lontani galassie dallo sperare in eguali diritti. Giorno dopo giorno la priorità è la sopravvivenza. Il Comitato della Croce Rossa Internazionale ha diffuso un rapporto : "Gaza: 1 milione e mezzo di persone in una trappola disperata," in cui spiega in dettaglio che nulla è stato ricostruito di ciò che è stato distrutto durante l'operazione Israeliana Piombo Fuso, oltre il 70% degli abitanti di Gaza vive in povertà e la malnutrizione è crescente tra i più vulnerabili : i bambini di Gaza. Il trauma è una conclusione scontata.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che un terzo dei bambini sotto i cinque anni e le donne in età feconda, sono anemici.
In quel discorso al Cairo, il Presidente Obama ha definito la situazione attuale dei Palestinesi, come "intollerabile", aggiungendo che "come ha devastato le famiglie Palestinesi, la continua crisi umanitaria a Gaza non giova alla sicurezza di Israele". Più di recente, il Presidente Obama ha chiesto ad Israele di consentire la ricostruzione e gli aiuti umanitari di cui Gaza ha disperato bisogno, sebbene abbia mancato di chiedere anche i fondamentali diritti umani che riguardano la libertà di movimento, l'educazione, la salute e la sicurezza, che spettano a tutti i Palestinesi.
E' in questo contesto di disperazione e mancanza completa di volontà da parte dei governi di tenere testa a Israele, che sta crescendo una generazione di Palestinesi meno abbiente dei loro grandi nonni che sono fuggiti lì nel 1948. La nostra piccola barca cercava di interrompere l'apatia che consente il blocco e l'assedio. Siamo civili ordinari, che rischiano in alto mare, fronteggiando la marina più potente della regione, perchè, nonostante tutte le parole che descrivono la situazione a Gaza, nulla sta cambiando. Infatti, dopo le proteste immediatamente successive all'invasione Israeliana dello scorso inverno, Israele continua a ridurre il numero di camion autorizzati ad entrare a Gaza.
Il muro di Berlino non è caduto in un giorno. Quindi, la nostra prossima barca per la Palestina partirà entro un mese.
Adam Shapiro è un difensore dei diritti umani, e un documentarista. Il suo ultimo film è "Chronicles of a Refugee"("Cronaca di un Rifugiato")
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