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05 Luglio 2009
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Testimonianze dalla prigione Israeliana
Lunedì 30 giugno, 21 passeggeri diretti a sfidare il blocco di Gaza a bordo dello Spirit of Humanity, sono stati catturati dalla Marina Israeliana e portati in Israele contro il loro volere. Tutto il loro equipaggiamento è stato preso e alcuni di loro sono stati maltrattati. Sono stati tutti sbattuti in galera in attesa della decisione di Israele su come e quando debbano essere deportati.
La maggior parte del gruppo è finita nella prigione di Ramle. Noi organizzatori Free Gaza abbiamo avuto qualche loro notizia, dichiarazioni, interviste e lettere da quando sono arrivati. Sin dalla prima notte, i Free Gaza 21 si sono dati da fare per far uscire notizie fuori dalla prigione riguardo le azioni illegali di Israele nei loro confronti e nei confronti dei compagni di cella a Ramle, che non hanno voce.
Rapporto da E: Durante una delle prime notti insonni, circa alle 2.00 ho ricevuto una telefonata dalla prigione di Ramle in cui mi facevano sapere che in una delle celle, quattro del nostro gruppo FG si erano dati da fare per scrivere un comunicato stampa su un vecchio telefono che uno dei loro compagni di cella gli aveva prestato. Ci erano volute ore per scrivere il comunicato stampa, ma erano pronti ad inviarlo e mi chiedevano se potevo controllare nella mia posta se lo ricevevo.
Da quella prima notte, ho sentito sempre più parlare delle situazioni difficili degli altri compagni di cella: uomini e donne che non avevano buone possibilità come noi che la stampa potesse essere interessata a diffondere le loro storie e forse non avevano neanche buone possibilità, come noi, di uscire dalla prigione di Ramle.
Fathi Jaouadi, Adie Mormesh, Ishmael Blagrove, e il Capitano Denis Healy, vogliono parlare della situazione dei loro compagni di cella e agire. Fathi ha voluto farci sapere cosa stanno facendo all'interno della prigione di Ramle; vuole far sapere a tutti coloro che supportano il Free Gaza Movement che "ai membri Free Gaza non mancano mai cose da fare quando si tratta di rivelare il modo convolgente di Israele, di trattare non solo i Palestinesi, ma tutte le persone che vengono in Palestina e vengono catturati dall'abuso Israeliano delle leggi e della giustizia".
Fathi Jaouadi è stato coinvolto attivamente nella difesa dei diritti dei Palestinesi da quando aveva 15 anni. Ora in prigione a Ramle, ha già cercato di organizzare un incontro con un rappresentante ONU per cercare di portare attenzione sulla situazione dei suoi compagni di cella. Ha detto che il funzionario ONU ha accettato di seguire alcuni casi. Fathi è anche in contatto con alcune ONG locali per occuparsi della situazione di molti compagni di prigionia. Mi ha detto che vuole porre l'attenzione sul fatto che nessuno di loro ha avuto consigli legali o aiuto, molti dei compagni non hanno potuto contattare le famiglie per metterli al corrente della situazione e nessuno dei compagni ha commesso nulla che possa giustificare il fatto che rimangano per sempre in prigione a Ramle.
Fathi sta raccogliendo dichiarazione da tutti i compagni di cella, li sta traducendo dall'arabo. Ha detto che la maggior parte dei compagni di cella provengono da paesi Arabi, e non hanno accesso alle loro ambasciate. Riferirà all'ONU e ad altre organizzazioni una volta rilasciato, contatterà le famiglie e informerà le rispettive ambasciate fornendo dettagli e dichiarazioni.
Ishmael Blagrove è un famoso documentarista che ha parlato ampiamente della vicenda dei Palestinesi per oltre 20 anni. Nella prigione di Ramle, sta lavorando senza sosta per contattare organizzazioni per rifugiati in Gran Bretagna e presentare loro i casi dei rifugiati in prigione. Dice che molti uomini dei vicini paesi Arabi vogliono solo andare a casa, non vogliono rimanere in Israele e non sono ancora riusciti a parlare. Ishmael racconta che molti dei compagni avrebbero diritto ad essere rappresentati da legali, ma non lo sanno, e non hanno neanche la più pallida idea di come fare a contattare organizzazioni per rifugiati per avvisarli. Ishmael sta allacciando contatti tra gli enti per i rifugiati in Gran Breatagna e i suoi compagni di cella nella prighione di Ramle.
Fathi e Ishmael hanno già preso i contatti giusti per portare avanti questi casi una volta di ritorno in Gran Bretagna.
Quando abbiamo telefonato alla prigione di Ramle oggi, Fathi ha detto che Adie aveva appena terminato la sua quotidiana lezione di inglese ai compagni di cella. Secondo resoconti, Adie è molto contento dei progressi dei suoi studenti e dice che questa mattina hanno completato con successo una lezione molto intensa sul participio passato. Adie Mormesh è attivo da molti anni in difesa dei diritti dei Palestinesi. Ha trascorso due settimane in Cisgiordania con la Olive Coop (Zeitoun) e con Action Palestine nel 2007. Ha lavorato e documentato per la Boycott, Divestment and Sanction Campaign ed ha partecipato al World Social Forums for Palestine a Porto Alegre e Mumbai nel 2003 e 2004. Ora è un insegnante di inglese nella prigione di Ramle.
Il Capitano Denis Healey che fa parte del Free Gaza Movement dall'ottobre 2008 ed è riuscito a portare coraggiosamente in salvo DIGNITY a dicembre, quando è stata attaccata dalla Marina Israeliana, è anche parecchio indaffarato: offre ai suoi compagni di cella lezioni approfondite sulla vita in mare per quando ( e purtroppo se, ) usciranno di prigione. Sono pieni di domande su come fare a qualificarsi per lavorare sulle barche e navigare nel mediterraneo, e il Capitano Denis da loro buoni consigli su cosa devono fare per perseguire un tale sogno.
Ecco come quattro dei nostri passeggeri si sono mantenuti occupati durante questa settimana, volevano farvelo sapere; si rendono anche conto che le novità che ci stanno inviando non sono poi tanto delle novità. Abbiamo lavorato su queste questioni di ingiustizia per anni. Ma questo non significa che ogni storia nuova sulla violazione dei diritti umani, la crudeltà, la brutalità e cattivo uso della giustizia di un Israele colto in flagrante, non sia da pubblicare.
I nostri amici sono chiusi nella prigione di Ramle, perchè hanno cercato di andare a trovare la popolazione di Gaza colpita dalla guerra, e sono furiosi per quanto stanno vedendo. Sanno di aver generato un interesse da parte dei media del mondo, e prima o poi, lasceranno la prigione di Ramle , ma sanno anche che gli altri compagni di cella non hanno questo privilegio, e senza il nostro interessamento a loro, potrebbero rimanere in trappola a Ramle per il resto della loro vita, o esiliati verso un paese straniero che non è casa loro, ad affrontare una vita senza famiglia o cari con cui dividerla. E' così, per gli 11.000 Palestinesi prigionieri al momento dentro le carceri Israeliane. Ognuno di loro ha una storia che dovrebbe essere ascoltata.
Racconto #1 raccolto da Fathi Jaouadi.
Dalla prigione di Ramle , 3 luglio 2009.
Il mio nome è M.
Ho 26 anni.
Sono un Palestinese nato ad Al Quds ed ho un certificato di nascita che lo prova. La mia famiglia viene da un villaggio chiamato Sour Bahr.
Noi abbiamo due case, di proprietà di mio nonno che nel '48 è fuggito in Giordania ed ha lasciato le case a mia zia.
Quando avevo 5 anni sono andato in Giordania con la mia famiglia per prendere le carte che certificavano la nostra proprietà di queste due case. Siamo rimasti in Giordania per 2 anni e poi, quando abbiamo ottenuto tutte le carte, siamo tornati indietro a Sour Bahr.
Ho abitato tutta la vita in una delle due case mentre alcuni della mia famiglia vivevano nell'altra. Ci spostavamo da una casa all'altra che erano distanti solo alcuni minuti di cammino.
Quando è stato costruito il Muro, ha diviso le nostre due case. Prima ci volevano minuti per andare da una casa ad un'altra, ora ci vogliono 4 ore e mezza.
La casa in cui vivevo io era nella Cisgiordania, l'altra, dall'altra parte del muro chiamata Al Quds.
Quando avevo 16 anni ho iniziato le pratiche per cercare di ottenere l'ID Israeliano così avrei potuto continuare ad entrare ad Al Quds dove si trovava la casa dall'altra parte del Muro.
Ogni mattina mia madre doveva andare al Ministero degli Interni per cercare di ottenere il mio ID. Ha consultato numerosi avvocati sul caso, e anche se ci ha lavorato su per 8 anni, non ha otteuto il risultato. Durante questo tempo ho tentato diverse volte di andare a trovare gli altri familiari sul lato del muro di Al Quds, ma ogni volta ero catturato dai soldati Israeliani e rispedito indietro in Cisgiordania.
Quando avevo 24 anni ho fatto a botte con un amico, sono stato catturato dagli Iaraeliani durante la zuffa e imprigionato per un anno e mezzo.
Sono un Palestinese normale che cerca di vivere una vita normale. Non sono coinvolto in movimenti politici e non ho questioni di sicurezza con Israele. Sto solo cercando di vivere la mia vita, ma quando avrò finito di scontare la mia pena per una lite con un amico, Israele non dovrà decidere dove rilasciarmi.
Il mio certificato di nascita mostra Al Quds ma non ho ID Israeliano. Israele ha fatto accertamenti ed ha scoperto che quando avevo 5 anni sono andato in Giordania con la mia famiglia per 2 anni.
Allora un giudice Israeliano mi ha detto, che la legge prevede che:
‘Ogni Palestinese che trascorre 2 anni fuori da Israele non ha diritto a tornare'
Negli ultimi due mesi ho visto il giudice due volte, mi ha detto che mi riporteranno in Giordania.
La Giordania rifiuta di accettarmi. Quindi mi hanno detto che devo aspettare in prigione.
Ora sono molto depresso e odio la mia vita. Ho paura che mi faranno aspettare a lungo. Potrebbe essere anni. Ho paura che mi manderanno in Giordania. Non ho nessuno in Giordania. Sono stato lì quando avevo 5 anni! Tutta la mia famiglia è in Palestina. So che se mi spediranno in Giordania io non potrò mai più tornare in Palestina. Non potrò mai più vedere la mia famiglia. E non ho fatto nulla.
Vorresi solo poter vivere una vita semplice con la mia famiglia e le persone che conosco e amo, nella mia terra.
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