Questa mattina, alcuni agricoltori di Abassan Jadiida (New Abassan), ad est
di Khan Younis, la regione sud, sono ritornati alla terra che furono costretti
a lasciare durante e a seguito della guerra a Gaza. I soldati israeliani gli
sparano addosso mentre lavorano la terra. Il fatto che i soldati israeliani
sparino, non è una novità, ma una conferma di quella politica di persecuzione a
cui sono sottoposti da anni i Palestinesi dei territori sul confine.
Una persecuzione che arriva fino all'invasione i cui obiettivi sono le terre
agricole, gli allevamenti di pollame e le case della regione, che nella maggior
parte dei casi finiscono per essere distrutte.

Oggi, i contadini di Abassan volevano raccogliere il loro prezzemolo.
Ismail Abu Taima, sul cui campo si è fatta la raccolta, racconta che nel
corso degli anni, ha investito circa 54.000$ in piantagione, impianto idrico e
manutenzione per il raccolto mensile. Da quell'investimento, se tutto va bene e
il raccolto viene mietuto regolarmente durante l'anno, riesce a ricavare circa
10.000$ al mese, ciò significa che può pagare l'investimento e mantenere le 15
famiglie di dipendenti.
Il lavoro è iniziato poco dopo le 11 di mattina, con la manodopera di
agricoltori che lavoravano rapidamente, falciavano l'alto prezzemolo e lo
imballavano altrettanto rapidamente non appena veniva tagliato. Queste balle
venivano caricate su un carretto. La velocità degli agricoltori era
impressionante, tanto da far pensare che se avessero avuto l'opportunità di
svolgere il proprio lavoro normalmente, come qualsiasi altro agricoltore delle
aree occupate, sarebbero stati veramente produttivi. Un asino solitario
pascolava in una piccola area un po' più vicina al recinto.
Quando gli chiedemmo se ciò non fosse pericoloso per l'asino, l'agricoltore
rispose che non c'era altra scelta: con il recinto chiuso, il cibo per gli
animali scarseggiava. La tragedia del doversi preoccupare di essere sparati mi
colpì ancora una volta, come accadde con i Palestinesi in Cisgiordania, durante
la raccolta delle olive o quando bisognava sorvegliare le pecore. Sono
costantemente attaccati dai colonizzatori israeliani e dall'esercito israeliano
ogniqualvolta tentano di lavorare o vivere nella propria terra.

Dopo circa due ore di raccolta, durante le quali il rumore di F-16 sulla
testa si accompagnava a quello delle jeep israeliane che correvano avanti e
indietro lungo l'area di confine, con almeno una jeep ferma direttamente sull'
area in questione, i soldati Israeliani iniziarono a sparare. In un primo
momento gli spari sembravano di avvertimento: raffiche di mitra brusche e
invadenti. Gli uomini continuarono a lavorare, raccogliendo il prezzemolo,
ammassandolo e caricandolo, mentre gli osservatori per I diritti umani
presenti, si allineavano per assicurare la nostra visibilità.
Sarebbe stato difficile non vederci o confonderci, con i nostri giubbotti
giallo fosforescente e visibilmente disarmati con le mani in alto.

Con i megafoni confermavamo la nostra presenza ai soldati, informandoli che
eravamo tutti civili disarmati, che gli agricoltori stavano giustamente
lavorando la propria terra, I soldati sono stati filmati da una troupe
italiana. Abbiamo anche informato della situazione alcune delle nostre
ambasciate : siamo in una fattoria palestinese e I soldati israeliani ci hanno
sparato dall'altra parte del recinto di confine.

Per un breve periodo gli spari terminarono. Poi ricominciarono delle nuove
raffiche apparentemente di avvertimento, anche se questa volta colpivano il
terreno a circa 15/20 metri da noi. Da sud ho sentito il sibilo di un
proiettile accanto al mio orecchio, anche se non saprei dire a quale distanza.
Quando le raffiche di mitra diventarono più frequenti e rumorose e gli spari
più vicini, gli agricoltori che erano ancora in piedi, si buttarono a terra per
trovare riparo. Gli osservatori internazionali continuavano a rimanere in
piedi, chiaramente visibili, mani in alto, ripetendo al megafono che eravamo
disarmati. Gli spari continuavano provenienti da 3 o 4 soldati in vista su una
collinetta distante alcune centinaia di metri da noi. Con i miei occhiali da
vista potevo vedere le loro forme, uniformi, la jeep..certamente loro, con l'
attrezzatura militare, potevano vedere le nostre face, mani vuote, carretti con
il prezzemolo imballato..
Non c'era possibilità di fraintendere le loro intenzioni: persecuzione pura.
Quando gli agricoltori provarono ad andare via con i loro carretti, gli spari
continuarono.
I due carretti forse ce l'avrebbero fatta giù per la viottola maledetta, una
viottola creata dai tank e bulldozer durante l'ultima invasione di alcune
settimane prima. Alcuni di noi accompagnarono i carichi lontano dalla linea di
fuoco, poi tornarono. C'erano ancora degli agricoltori nei campi e dovevano
evacuare. Come riposizionammo, di nuovo con le braccia alzate, a mani vuote,
sempre con le nostre dichiarazioni, gli spari dei soldati israeliani
cominciarono ad arrivare molto più vicini. Quei sibili divennero più frequenti
e innegabilmente vicini alla mia testa, alle nostre teste. La troupe italiana
che ci accompagnava non ha mai smesso di filmare, e neanche noi con le nostre
videocamere. Annunciavamo la nostra intenzione di andarcene, i soldati
sparavano. Rimanevamo immobili, i soldati sparavano. Ad un certo punto io fui
certo che uno degli agricoltori sarebbe stato ucciso, perché sebbene si fosse
buttato ancora una volta a terra, nel panico sembrava che volesse rialzarsi e
fuggire. Gli ho urlato di stare giù, e con le nostre urla lui ha obbedito. L'
idea era di muoverci in gruppo, un misto tra obbiettivi Palestinesi e
accompagnatori internazionali intensamente visibili. E così facemmo, ma gli
spari continuavano, rapidi, colpivano a pochi metri dai nostri piedi, volavano
a pochi metri dalle nostre teste.

Mi sono meravigliato che nessuno di noi sia rimasto ucciso oggi, che non
siamo rimasti mutilati, menomati.
Mentre eravamo nei campi, Ismail Abu Taima si era recato verso un'altra zona
di confine, per raccogliere valvole dal tubo di irrigazione rotto. Gli stessi
tubi erano stati distrutti da un'invasione di Gaza pre-guerra. "le piante non
sono state irrigate da una settimana prima della guerra" ci ha detto. Ha
raccolto i pezzi, ogni valvola preziosa in una regione I cui confini sono
sigillati e quindi i pezzi di ricambio, di qualsiasi cosa uno possa avere
bisogno, sono inaccessibili o altamente costosi.

Ci ha anche raccontato dei polli della fattoria che avevano iniziato a morire
prima per la mancanza di mangime e poi sono stati finiti dai bulldozer quando i
soldati israeliani hanno attaccato le case e i fabbricati in cui si trovavano.
La mia ambasciata mi ha telefonato, non appena siamo riusciti ad allontanarci
dagli spari: "Ci hanno detto che vi hanno sparato. Potete darci la
localizzazione precisa, e magari un'indicazione di qualche costruzione
conosciuta nelle vicinanze" Ho detto a Heather che c'era una casa semi demolita
a sud di dove ci trovavamo, e che eravamo in una fattoria Palestinese. Dopo
qualche altra domanda, le è apparso chiaro che gli spari provenivano da parte
israeliana. "Come fai a sapere che sono i soldati israeliani a sparare?" lei
chiese. Le ho raccontato delle 4 jeep, dei soldati sulla collina (non avevo
tempo di spiegarle di esperienze precedenti con soldati israeliani in questa
zona e un più a sud, esperienze similari di agricoltori su cui hanno sparato
mentre li accompagnavamo).
Heather ha chiesto se i soldati avevano smesso di sparare, e io le ho
risposto di no, ci sparavano quando provavamo ad andarcene, braccia in alto. Ci
sparavano quando restavamo fermi sempre con le mani in alto. Lei ha ipotizzato
che potessero essere spari di avvertimento. Io le ho risposto che gli spari di
avvertimento si fanno in aria o almeno a 10 metri di distanza. Questi colpivano
e sibilavano a pochi metri.

Non ha replicato più nulla, ma ha richiamato qualche minuto dopo con Jordie
Elms, l'addetto canadese a Tel Aviv, il quale ci informava che Israele aveva
dichiarato zona esclusivamente militare l'area compresa entro 1 kilometro di
distanza dal confine.
Quando ho fatto notare che Israele non aveva la facoltà giuridica di fare
questo, che questa chiusura è arbitraria e illegale, che gli agricoltori tenuti
lontati dalle loro terre o i Palestinesi dalle loro case distrutte non hanno
altra scelta che lavorare almeno la terra, viverci...Jordie di questo non pensava
nulla. Ha aggiunto, comunque, che gli operatori per i diritti umani e gli
agricoltori bisogna che siano a conoscenza dei rischi nell'accedere in un'area
chiusa"


Questo significa per Jordie che non c'è niente di strano che I soldati
israeliani abbiano sparato su civili disarmati, e che le autorità israeliane
abbiano arbitrariamente dichiarato un' area chiusa, anche se fuori dalla loro
giurisdizione (perchè Israele non sta occupando Gaza, vero?)
A parte, l'ultimo massacro da parte di Israele di 1.400 Palestinesi, di cui
la maggior parte civili, a parte la distruzione da parte di Israele di più di
4.000 case e 17.000 fabbricati, a parte la chiusura ermetica della Striscia di
Gaza da parte di Israele da quando Hamas ha vinto le elezioni, la vita è
alquanto orribile per gli agricoltori e i civili nelle aree a ridosso dei
confini con Israele. La scorsa settimana, il giovane di Khan Younis, ucciso
mentre lavorava nella fattoria nella zona confinante si trovava proprio nell'
area accanto a quella dove oggi abbiamo accompagnato gli agricoltori. Perché le
autorità israeliane credono di avere un diritto incontestabile di
consentire/istruire i loro soldati a sparare agli agricoltori Palestinesi che
cercano di lavorare la propria terra?
Se le autorità israeliane riconoscessero il bisogno degli agricoltori
palestinesi di lavorare la propria terra, il diritto dei civili palestinesi di
vivere nelle proprie case, non negherebbero arbitrariamente un diritto ad
esistere entro 1 km lungo tutto il confine da nord a sud, e Israele non si
arrogherebbe il diritto di buttare giù le case con i bulldozer in questa "zona
di confine" e di devastare le terre agricole con i bulldozer e i carrarmati.
Inoltre, cosa dà ad Israele il diritto di pretendere che queste imposizioni
siano giustificabili, tanto da avere il diritto di sparare agli agricoltori che
continuano a lavorare e vivere nelle proprie terre (come se poi avvessero altra
scelta, avete presente le dimensioni di Gaza, il livello di povertà?)
Nulla dà ad Israele questo diritto.
Foto scattate il 3 Febbraio ad Abassan :
> https://rcpt.yousendit.com/649432150/5a2f56e8e0393fa3fd0dc7f47df33271

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