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28 Maggio 2011
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28 Maggio 2011
Il Free Gaza Movement accoglie la richiesta di Ban Ki-Moon che tutte le nazioni, Israele incluso, evitino di utilizzare violenza quando la nostra flotilla partirà per Gaza alla fine di giugno.
Accogliamo anche la sua esortazione ad Israele "a fare i passi necessari per porre fine alla chiusura di Gaza".
Nel corso degli ultimi giorni i media hanno deciso di enfatizzare la preoccupazione di Ban nei confronti della nostra flotilla riportando le sue parole come richiesta ai governi di fermarci. Lui non può chiedere di fare questo. Lui sa che non siamo noi l'entità illegale nel Mediterraneo, ma è il blocco di un milione e mezzo di Palestinesi ad essere illegale. In qualità di capo delle Nazioni Unite lui sa che la Commissione ONU per i Diritti Umani ha scritto un rapporto che ha identificato il blocco di Gaza come punizione collettiva, ossia, un crimine di guerra.
Ricordiamo inoltre al Segretario Generale che malgrado i governi e le organizzazioni internazionali siano liberi di avere una propria opinione, la flotilla di fatto non viola le leggi internazionali o del mare, di conseguenza, proibire la nostra rotta verso Gaza significa di fatto negare il diritto del popolo Palestinese al controllo dei propri porti e della propria vita.
Noi non andiamo per portare aiuti umanitari. Il lavoro in favore dei diritti umani è già di per sè umanitario. I Palestinesi non hanno bisogno di aiuti umanitari, hanno bisogno del diritto al commercio ed ai confini aperti, ad entrare e uscire dal proprio territorio senza muri, navi da guerra e cecchini che sparino loro addosso. I Palestinesi di Gaza hanno diritto alle proprie acque, cosa che Israele nega loro in qualche modo dal 1967 e quasi completamente dal 2006.
La nostra missione è interrompere quell'assedio illegale di Gaza. Dal momento che i governi sembrano avere le mani legate dietro la schiena, sta alla società civile costringere Israele alle proprie responsabilità. Eppure sembra che, utilizzando un linguaggio diplomatico, Ban sia più preoccupato di come possa apparire la risposta violenta di Israele alla nostra flotilla e voglia evitare un altro incidente internazionale come lo scorso anno, quando Israele uccise nove dei nostri passeggeri.
Del resto, i freedom riders degli anni sessanta negli Stati Uniti non prestarono attenzione alle minacce governative; gli Arabi in Tunisia, Egitto, Yemen, Libia, Bahrain e Siria, che lottano per la libertà ignorano minacce similari, e così faremo anche noi.
Partiremo alla fine di giugno, e molti paesi e istituzioni internazionali hanno chiaramente affermato che non possono fermarci, perchè non facciamo nulla di illegale.
Signor Segretario Generale, la scelta è solo di Israele: porre fine all'assedio o continuare la violenza contro i Palestinesi e i loro sostenitori. L'assedio è violenza e i nostri sforzi riflettono il potenziale migliore della comunità internazionale che lotta contro l'ingiustizia. A lei la scelta: sostenere la tirannia o sostenere la libertà .
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