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23 Agosto 2010
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Due anni fa, 44 persone da 17 paesi navigavano nel Mediterraneo verso Gaza. Eravamo in due pescherecci malridotti, il mare era mosso, molti di noi soffrivano il mal di mare, e tutti eravamo preoccupati che le navi da guerra Israeliane potessero impedirci di entrare nel porto di Gaza chiuso illegalmente.
Israele aveva bloccato i nostri strumenti di comunicazione di bordo, i nostri due capitani, marinai di notevole esperienza, ricavavano la rotta con pezzi di carta e compassi. Alle ore 15,00 eravamo in vista della costa di Gaza, e non c'era nessuna nave da guerra Israeliana ad impedirci di entrare, solo applausi e gioia da parte dei 20.000 Palestinesi imprigionati che ci attendevano a riva e che ricoprivano ogni millimetro dello spazio circostante.
Eccetto qualche giornale del Medio Oriente, i media hanno ignorato il nostro viaggio storico. Ma noi eravamo riusciti a superare la macchina da guerra Israeliana che ci aveva minacciato fisicamente ed aveva interrotto le nostre comunicazioni radio e infine, deciso di ignorarci. Avevano speso milioni di dollari nel tentativo di fermarci. Noi avevamo speso 300.000 dollari per le barche, i capitani, l'equipaggio e il carburante, oltre all'energia e la determinazione necessarie. Israele pensava che fossimo un pugno di attivisti che avrebbero gettato la spugna dopo il primo viaggio.
Si sbagliavano.
Siamo riusciti ad arrivare a Gaza altre quattro volte, trasportando oltre 100 testimoni, Membri del Parlamento Europeo, volontari del Golfo, dottori, attivisti che volevano rimanere a Gaza e Palestinesi che volevano tornare a casa. Abbiamo portato fuori da Gaza 38 Palestinesi, tra cui studenti che avevano il visto per frequentare università all'estero, ma a cui Israele negaza il permesso di uscire da Gaza.
Sebbene i nostri risultati fossero minimi, il fatto di viaggiare senza che Israele riuscisse a fermarci, ha costituito un precedente. Loro sapevano che il blocco è illegale. Speravano che noi rinunciassimo.
Oggi, nel secondo anniversario di quel viaggio storico, stiamo preparando un nuovo viaggio. Dopo che la Freedom Flotilla è stata attaccata un nostro attivista ha detto "Siamo diventati improvvisamente molto sexi. Tutti vogliono venire con noi. Riceviamo richieste da media di tutto il mondo che ci chiedono la cortesia di tenergli un posto a bordo. Persino i media Statunitensi vogliono venire con noi. "E' veramente tragico che 9 persone abbiano dovuto perdere la vita perchè si riuscisse a parlare del problema del blocco di Gaza ed egualmente tragico che migliaia di Palestinesi siano morti senza che la comunità internazionale reagisse.
Da cinque di noi che hanno originato questa iniziativa, siamo cresciuti fino ad arrivare a centinaia nel mondo, dalla Cisgiordania occupata fino a New York, India, Australia. Dalle due piccole barche arrivate a Gaza il 23 agosto 2008, siamo arrivati alle sei barche dell'ultima flotilla e ne avremo da nove a dodici nella flotilla del prossimo autunno. Si stanno organizzando barche negli USA, UK, Belgio, Olanda, Australia, Canada e Irlanda.
Sebbene molti media occidentali abbiano cercato di far passare la Freedom Flotilla come un'iniziativa Turca, questo non è vero. E' stata un'iniziativa internazionale. Dei 650 passeggeri a bordo, la metà erano Turchi, ma il resto proveniva da tutto il mondo. Il Free Gaza movement era l'avanguardia della flotilla, ha messo insieme i membri della coalizione ha aiutato a trovare le barche. Eravamo quelli con esperienza. Ora tutti e sei i membri della coalizione hanno la stessa esperienza e non vedono l'ora di ripartire.
Il materiale trasportato dai cargo è materiale che Israele vieta alla popolazione di Gaza, ma il nostro obiettivo primario è sempre stato quello di interrompere l'illegale assedio Israeliano imposto ad un milione e mezzo di Palestinesi, negando loro il diritto al commercio e alla libertà di movimento.
Abbiamo raggiunto solo in parte ciò che ci eravamo ripromessi... far arrivare in prima pagina la prigionia dei Palestinesi di Gaza. Ma questo non basta per niente.
A coloro che affermano che noi non abbiamo diritto a sfidare Israele, noi rispondiamo che quel diritto ce l'abbiamo. Se i governi rifiutano di agire, noi, i cittadini del mondo, ci imbarchiamo. Se Israele dice di avere il diritto di fermarci, noi rispondiamo che quel diritto non ce l'hanno affatto. Noi navighiamo da acque internazionali direttamente nelle acque territoriali di Gaza senza avvicinarci neanche ad Israele. Se Israele rivendica il diritto di ispezionare il nostro cargo, noi rispondiamo che il cargo è già stato ispezionato da ispettori autorizzati dai porti di imbarco e che quindi non ha bisogno di ulteriori ispezioni. Se Israele afferma che i Palestinesi non hanno diritto a ricostruire la propria società dopo che Israele l'ha bombardata e ridotta in polvere, noi affermiamo che hanno tutto il diritto di ricostruire. La legge internazionale è dalla nostra parte, non dalla parte degli occupanti.
Se Israele dichiara di avere il diritto di attaccarci in acque internazionali, citando "questioni di sicurezza" , noi replichiamo, assieme ad un crescente numero di Israeliani e di analisti politici di tutto il mondo che "E' la violenza dell'occupazione che continua a distruggere la speranza e la sicurezza sia degli Israeliani che dei Palestinesi. Il sostegno alle leggi internazionali è la sola via per la sicurezza e la pace di tutti noi."
Quindi, buon compleanno Free Gaza. Abbiamo ancora molto da fare. In collaborazione con i Palestinesi, con i movimenti per i diritti umani e i sostenitori di tutto il mondo, continueremo a navigare. Vi ringraziamo dal profondo del nostro cuore per il vostro appoggio, le donazioni e il pubblico sostegno.| < Prec. | Succ. > |
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