L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti ammette che le navi erano "troppo grandi per fermarle con mezzi non violenti."

31 maggio 2010, una squadra elite di commandos militari israeliani ha fatto irruzione sulle sei navi di aiuti umanitari che facevano parte della 'Freedom Flotilla' per Gaza, uccidendo tra 9 e 20 passeggeri civili e ferendone decine. Mentre i fatti dell'attacco vengono resi noti, è chiaro che questi omicidi non possono in alcun modo essere giustificati.

PRIMA DELL'ATTACCO ISRAELIANO - La Freedom Flotilla
La Freedom Flotilla è un'iniziativa di una coalizione di organizzazioni umanitarie e per i diritti umani per rompere in maniera non violenta il blocco illegale israeliano, e portare i tanto necessari aiuti umanitari e di sviluppo per i palestinesi di Gaza. Quasi 700 passeggeri provenienti da 40 paesi diversi hanno aderito alla flottiglia, compresi: operatori umanitari e per i diritti umani, parlamentari, medici, infermieri, insegnanti, leader di comunità e giornalisti internazionali.

I partner leader della coalizione sono:
* Insani Yardim Vakfi (IHH), il partner più grande, ha contribuito con due navi cargo battenti bandiera turca, la nave passeggeri "Mavi Marmara" battente anche essa bandiera turca, e 380 cittadini turchi per l'iniziativa. Questo fu il primo tentativo dell'IHH di rompere il blocco di Gaza.

* La Campagna europea per la fine dell'assedio di Gaza, che ha contribuito con la nave passeggeri "Sfendoni" battente bandiera greca. Questa era la seconda missione della Campagna europea a Gaza.

* Il Free Gaza Movement, che ha contribuito con la nave passeggeri "Challenger 1" battente bandiera statunitense. Questo è stata la nona missione Free Gaza a Gaza.

* Ship to Gaza - Svezia, e Ship to Gaza - Grecia, che hanno contribuito con la nave cargo "Mesogeios Eleftheri" battente bandiera greca. Questo è stato il primo viaggio per Ship to Gaza - Svezia, e il quarto per Ship to Gaza - Grecia.

Tutte le navi sono state accuratamente ispezionate da parte delle autorità portuali locali in Grecia e Turchia prima della loro partenza. Inoltre, la coalizione ha dato l'incarico ad una società indipendente per il controllo di sicurezza delle navi per certificare che a bordo non si trovassero armi. Tutti i passeggeri hanno partecipato alla formazione sulla nonviolenza e sono stati ugualmente controllati per possesso di armi prima di salire a bordo. Il governo turco, uno Stato-membro dell'alleanza NATO, ha controllato tutti i passeggeri turchi per assicurare che non ci fosse nessuno con legami con gruppi estremisti. Queste misure precauzionali sono state adottate deliberatamente per impedire ai funzionari israeliana di propaganda di poter affermare che la Freedom Flotilla poneva un qualsiasi 'rischio di sicurezza' per Israele.

Ci fu un feed satellitare per la trasmissione in diretta del viaggio dal mare sulla Mavi Marmara, così come transponder GPS che indicavano la posizione esatta della flottiglia in ogni momento per chiunque volesse vedere sul sito web della coalizione. L'intenzione della Freedom Flotilla non è mai stata quella di provocare 'un confronto', ma semplicemente di consegnare i necessari aiuti umanitari a Gaza assediata, e in tal modo di attirare l'attenzione alle brutali politiche israeliane che costringono il popolo palestinese ad uno stato di dipendenza e di povertà.

PRIMA DELL'ATTACCO ISRAELIANO - Il governo israeliano

Il 27 maggio, la Bloomberg News ha riferito che Israele aveva minacciato di usare le sue forze militari e di "utilizzare tutti i mezzi a disposizione per fermare le navi" ('Israele minaccia azione navale per fermare le navi umanitarie dirette a Gaza').

Il 28 maggio la Associated Press ha riferito che il governo israeliano era pronto a fermare la flottiglia "ad ogni costo", compreso essere "pronti a usare la forza". ('Navi da guerra israeliane si dirigono in mare aperto per bloccare la flottiglia'). È stato inoltre riferito che commandos con viso coperto venivano "addestrati" per fermare la flottiglia.

Il 1 ° giugno il Guardian ha riferito che Matan Vilnai, vice ministro della Difesa israeliana, ha suggerito che i militari israeliani avevano sabotato alcune delle navi della Freedom Flotilla. La flottiglia era infatti in ritardo di due giorni a causa di imprevisti problemi meccanici, e tre delle originali nove navi che avrebbero fatto parte alla flottiglia sono state costrette a rinunciare. ('Flottiglia di aiuti per Gaza: Sospettato di sabotaggio israeliano,' The Guardian, 1 giugno 2010)

 

IL MASSACRO A BORDO DELLA MAVI MARMARA

Il 31 maggio, col favore del buio della notte, forze militari israeliane hanno circondato la Freedom Flotilla in acque internazionali. Commandos armati e col viso coperto hanno fatto irruzione, dal mare e dal cielo, in tutte le sei navi, uccidendo tra 9 e 20 civili. Dopo più di 2 giorni, Israele ancora si rifiuta di far sapere i nomi e le identità dei morti, oppure confermare il numero di passeggeri uccisi dalle loro forze.

Un portavoce militare israeliano, Avital Leibovich, ha confermato che l'attacco è avvenuto in acque internazionali, affermando: "Questo è avvenuto nelle acque al di fuori del territorio israeliano, ma abbiamo il diritto di difenderci".

I passeggeri a bordo del Mavi Marmara avevano anche essi un analogo diritto di difendersi?

Israele ha rilasciato video altamente editati dello scontro, affermando che i passeggeri civili a bordo della Mavi Marmara hanno tentato di "linciare" i commandos militari ben armati appena hanno preso d'assalto la nave. Il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha elogiato i commandos, affermando: "Voi avete portato a termine la missione e avete impedito alla flottiglia di raggiungere Gaza. Dobbiamo ricordare sempre che non siamo del Nord America o in Europa occidentale, viviamo nel Medio Oriente, in un luogo dove non c'è pietà per i deboli e non c'è una seconda possibilità per coloro che non si difendono ". ('Barak: In Medio Oriente, non c'è pietà per i deboli,' Haaretz, 2 giugno 2010.)

Di nuovo, ci si chiede se questo sentimento si estende anche ai civili uccisi da quei commandos.

In contrasto con la versione israeliana degli eventi, che è chiaramente assurda, Jamal Elshayyal, un corrispondente di Al-Jazeera a bordo della Mavi Marmara è stato in grado di realizzare un breve servizio prima che le forze israeliane interrompessero tutte le comunicazioni con le navi. Il servizio di Elshayyal contraddice la versione israeliana dei fatti, affermando che Israele sparava proiettili sui civili dopo che questi avevano sollevato una bandiera bianca. Vedete il servizio in diretta: http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2010/05/201053133047995359.html

Anche le testimonianze oculari dai pochi passeggeri che sono stati rilasciati contraddicono direttamente la versione di Israele. Secondo Nilufer Cetin, a bordo della Mavi Marmara con il suo bambino di un anno, "Le operazioni sono iniziate immediatamente con gli spari. All'inizio erano colpi in aria, ma quando il Mavi Marmara non si fermava questi colpi in aria si sono trasformati in un attacco", ha detto. "C'erano bombe assordanti e di fumo e poi hanno usato bombe a gas. Dopo le bombe, hanno cominciato a venire a bordo scendendo dagli elicotteri." ('Gli israeliani hanno aperto il fuoco prima di salire sulla flottiglia di Gaza, dicono gli attivisti rilasciati,' The Guardian, 1 giugno 2010)

Il racconto di Cetin è solo uno dei tanti a contraddire la versione israeliana. Haneen Zoubi, un membro del Knesset israeliana e una fra i diversi parlamentari a bordo della flottiglia, ha dichiarato che le navi da guerra hanno circondato la Mavi Marmara, sparando sulla nave prima che i commandos vi facessero irruzione a bordo.

In una conferenza stampa a Nazareth, poco dopo la sua liberazione, MK Zoubi ha anche affermato che: "Israele aveva giorni di tempo per pianificare questa operazione militare. Volevano molti morti per terrorizzarci e per inviare un segnale che nessun altro convoglio di aiuti dovrebbe  cercare di rompere l'assedio di Gaza". ('Membro del Knesset israeliano respinge versione della marina sull'attacco,' Irish Sun, 2 giugno 2010)

Yonatan Shapira, ex pilota dell'IDF per la stessa squadra che ha condotto l'assalto alla Mavi Marmara ha dichiarato: "Nessun pilota israeliano farebbe scendere commandos su una nave in mezzo al mare, nel cuore della notte, per una tale operazione senza che i soldati fossero in possesso di munizioni vere. È possibile che anche cariche a vernice siano stati inserite nelle armi automatiche che avevano, ma non c'è dubbio che i soldati avessero e fossero pronti a usare delle munizioni vere".

In un'intervista sul programma di Diane Rehm, il 2 giugno, un programma radiofonico trasmesso a livello nazionale negli Stati Uniti, Michael Oren, l'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, ha affermato che nel pianificare il loro assalto alla Marmara, il governo israeliano aveva concluso che la nave era "troppo grande per essere fermata con mezzi non violenti."

Esistono prove inconfutabili che lo Stato di Israele potrebbe avere deliberatamente e con premeditazione volto a provocare un conflitto, al fine di assassinare civili a bordo della Freedom Flotilla, e quindi violentemente scoraggiare ogni ulteriore tentativo di portare aiuti umanitari ai palestinesi di Gaza assediata.

Il Free Gaza Movement fa appello alla comunità internazionale di applicare le norme internazionali e le leggi, di indagare a fondo su questi crimini, e che i funzionari israeliani siano resi responsabili per l'omicidio volontario degli operatori internazionali umanitari e per i diritti umani a bordo della Freedom Flotilla.

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FISHING UNDER FIRE IN GAZA

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About the situation of Gaza farmers and the rural communities adjacent to the Green Line, and the daily attacks of the Israeli occupation forces.

Includes footage of the IOF attacks on Gazan farmers

 

 

 

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Sabr
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About the more than 11.000 prisoners (among them dozens of women and  hundred of children) in Israeli jails that face authorized torture, medical
negligence, sexual harassment, body & strip searches, administrative detention without charges or trial, denial of visits, denial of the right of education and many other violations of human rights.
Includes videos with interviews of ex-prisoners or relatives of prisoners.

Defend the Rescuers
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