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27 Luglio 2009
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"Se resti neutrale di fronte a situazioni di ingiustizia, scegli di essere dalla parte dell'oppressore."
- Desmond Tutu
Viviamo in un'era caratterizzata dalla sua brutalità. La nostra scelta è se accettarla o assumersi il rischio necessario per trasformare il nostro mondo in un'amata comunità.
Nell'agosto di un anno fà, quarantaquattro persone comuni, da diciasssete nazioni diverse, sono partiti per Gaza su due piccole barche di legno. Abbiamo fatto quello che il mondo non aveva mai fatto: siamo passati attraverso l'assedio di Gaza. Nel corso dell'ultimo anno, il Free Gaza Movement ha organizzato altri sette viaggi, arrivando con successo a Gaza, in cinque occasioni diverse. Le nostre barche continuano ad essere le uniche barche internazionali che sono riuscite a raggiungere la Striscia di Gaza in oltre 42 anni.
In Medio Oriente, la lotta per la giustizia è un tentativo incerto nel migliore dei casi. Gli attivisti per i diritti umani sono circondati da difficoltà e sofferenza. Gli stati Arabi sono tirannie, il popolo soggetto alla polizia segreta, ad arresti arbitrari, torture e oppressione. All'interno delle società, il mondo Arabo è frammentato da tensioni sia etniche che di classe, da povertà e ristagno politico. Dall'esterno, il Medio Oriente deve affrontare atti, chiari o velati, di intimidazione, intromissione, destabilizzazione economica e persino guerra, invasione, e omicidi di massa, da parte dell'Occidente,
A cavalcioni su tutti questi problemi, a bloccare quasi ogni tentativo di progresso in questa regione, stazionano i colossi gemelli del petrolio e Israele. Raramente un popolo si è trovato così maledettamente oppresso, e in modo così triste, devastante e intransigente, come il popolo Arabo tra il petrolio e Israele.
Da nessun'altra parte è così vero come a Gaza oggi. Nel 1999, British Gas ha scoperto sorgenti notevoli di gas naturale, del valore di miliardi di dollari, nelle acque territoriali Palestinesi, al largo della costa di Gaza. Israele ha già costruito un gasdotto orizzontale per attingere da almeno una di queste sorgenti. Se c'è una ragione, di cui non si parla, per assediare Gaza, è proprio questa.
Israele ha il controllo effettivo di tutti i punti di ingresso e uscita da Gaza, oltre che il controllo di fatto su tutti i proventi e l'economia di Gaza. Stando così le cose e nonostante lo smantellamento di tutti i settlements a Gaza nel 2005, Israele rimane la forza di occupazione a Gaza e nel resto della Palestina. In qualità di forza di occupazione, Israele dovrebbe essere responsabile della salute della popolazione che occupa e non potrebbe imporre legalmente un assedio, soprattutto perchè, così facendo, punisce collettivamente l'intera popolazione di Gaza. Questi sono crimini evidenti e il governo e l'esercito Israeliano dovrebbero essere denunciati per questo.
Negli utlimi tre anni e mezzo l'assedio Israeliao è diventato sempre più spietato. Oggi a Gaza può entrare meno del venti per cento della merce normale. L'assedio ha causato il collasso economico, che porta ad una crescente disoccupazione, povertà e malnutrizione infantile.
A causa dell'assedio di Israele, c'è poco carburante per far funzionare la centrale elettrica di Gaza, così la corrente è scarsa e intermittente. Senza elettricità, gli impianti idrici e sanitari non funzionano. Il 27 marzo 2008, due donne anziane, sulla settantina, una ragazza adolescente e due bimbi sono stati uccisi da un allagamento dovuto a liquame, a Umm Naser. Lo scorso anno, ben oltre 16 miliardi di litri di liquame sono affluiti nel mare, trasformando il Mediterraneo in un WC e creando un disastro per la salute pubblica.
Gaza è una striscia di terra stretta, lunga venticinque miglia scarse e larga da quattro a sette miglia. Non ha la capacità di sostenere in maniera autonoma il milione e mezzo di esseri umani che vivono in una delle località più densamente popolate del pianeta. I due terzi della popolazione di Gaza sono rifugiati, cacciati dalla storica Palestina quando fu fondato Israele nel 1948. Oltre la metà della popolazione è costituita da bambini.
Israele ha una storia molto lunga di violenza contro i bambini Palestinesi. Qualche esempio : nel Dicembre 2004, l'IDF ha sparato e ucciso una bambina di sette anni Rana Siyam. Poco prima, nello stesso anno, una bambina di nove anni, Raghda Alassar è stata sparata a scuola mentre faceva un compito di inglese. La tredicenne Iman al-Hams è stata colpita da diciasstte colpi di arma da fuoco mentre tornava a casa, a Gaza, dopo la scuola. Un capitano Israeliano si è avvicinato al corpo e le ha sparato nuovamente in testa, dando il colpo di grazia alla studentessa. L'IDF lo ha denunciato, ma non per omicidio. E' stato incolpato per "utilizzo improprio della sua arma", e nonostante avesse ammesso di aver vuotato l'intero caricatore addosso alla ragazzina, è stato dichiarato "non colpevole".
Nel corso dell'estate 2006, l'IDF ha ucciso due bambine di tre anni, Bara Habib e Rajaa Abu Shaban, una di sei anni Rawan Hajjah, una di nove anni Aya Salmeya, e oltre trentacinque altri bambini solo a Gaza. Il 16 gennaio 2007, l'IDF ha ucciso una bambina di dieci anni Abir Aramin, figlia di un Palestinese attivista per la pace, mentre tornava a casa da scuola. Questi sono solo alcuni casi. L'organizzazione Israeliana per i diritti umani B'tselem stima che oltre 900 bambini Palestinesi siano stati uccisi dai militari tra il 2000 e il 2008.
Israele ha già ricreato gli aspetti peggiori del Ghetto di Varsavia a Gaza, trasformando questa piccola striscia di terra nella prigione a cielo aperto più grande del mondo, e la condizione umanitaria del milione e mezzo di uomini, donne e bambini incarcerati illegalmente a Gaza è ora al punto peggiore degli ultimi quaranadue anni di occupazione Israeliana.
Ma ci sono storie peggiori che aspettano di rinascere. La verità semplice e terrificante è che Israele sta spingendo il mondo verso un genocidio. Siamo sulla rotta di una distruzione perpetrata con il contagocce sul popolo Palestinese. Bisogna per forza affrontare questa realtà e fermarla prima che sia troppo tardi.
Sono trascorsi oramai più di sei mesi dalla fine dell'assalto Israeliano alla Striscia di Gaza, terminato con la morte di oltre 1400 Palestinesi, e la popolazione di Gaza vive ancora tra le macerie. La chiusura ermetica di Israele ha creato una catastrofe umanitaria non naturale e deliberata. L'assenza della comunità internazionale nel chiedere il rispetto delle leggi per proteggere la popolazione, rende necessario l'intervento diretto di noi privati cittadini per agire in maniera idonea ad affrontare la crisi. Dobbiamo agire noi, perchè i nostri governi si rifiutano di farlo.
Nonostante le minacce e le intimidazioni di Israele, i volontari Free Gaza intendono continuare a inviare imbarcazioni disarmate a Gaza. Ora più che mai, abbiamo bisogno che le persone nel mondo si uniscano a noi.
L'assedio di Gaza serve solo a rafforzare le strutture autoritarie delle parti coinvolte in questo conflitto, rafforzando il controllo centrale, spedendo persone contro il nemico comune. L'assedio di Gaza rinforza la convinzione che il mondo abbia dimenticato la Palestina, e che a pochi importi come i Palestinesi siano costretti a vivere o persino se vivano o muoiano.
La resistenza civile e l'azione dei movimenti di cittadini non sono solo finalizzati ad agire contro l'ingiustizia che ci troviamo ad affrontare, sono anche strategie per cambiamenti sociali. La resistenza non violenta rafforza la convinzione che ognuno di noi può farcela, possiamo organizzarci ed agire per cambiare il mondo intero. Il tempo e la storia dimostrano che anche la più grande delle tirannie può infrangersi al suolo quando si confronta con una resistenza determinata ed organizzata.
Unitevi a noi, in parte o completamente. Aderite al Free Gaza Movement, all' International Solidarity Movement, al BDS Movement. Partecipate alla nostra e ad altre campagne che lottano per la giustizia dei Palestinesi. Abbiamo bisogno di volontari per ricercare e scrivere, per aggiornare il web, tradurre, design grafici, organizzare le comunità locali, e altro ancora.
Prendete parte alla resistenza.
Spesso ci dicono che la resistenza è infondata o impossibile. Apologisti liberali di Israele, come Thomas Friedman, chiedono continuamente che i Palesinesi depongano le loro armi, nel frattempo esortano Israele a impugnarle e ad intraprendere azioni sempre più violente e degradanti
Nel nostro mondo, quando ci troviamo di fronte alla violenza, le nostre elites ci dicono che abbiamo due , solo due scelte : arrenderci alla violenza o andare in guerra. Naturalmente quale di questa due sia quella giusta, dipende da chi sei. Di fronte alla violenza dei Palestinesi, Israele deve, giustamente ed appropriatamente, andare in guerra. Di fronte alla violenza degli Israeliani, i Palestinesi devono, giustamente e appropriatamente, capitolare. A Tel Aviv e Washington D.C. viene chiamata "chiarezza morale" la supposta necessità di perseguire la sicurezza Israeliana creando deliberatamente insicurezza di massa tra i Palestinesi. Questa è follia.
Persino i movimenti occidentali per la "pace" cercano di delegittimare la resistenza chiedendo sia ai Palestinesi che agli Israeliani di rinunciare ad atti di violenza, mettendo sullo stesso piano i Palestinesi che fanno attentati suicidi con Israele che invia F-16, bulldozer militari D9 e elicotteri Apache a livellare interi quartieri.
Il problema è che gli atti di violenza casuali e individuali dei Palestinesi contro gli Israeliani non eguagliano la miriade di crudeltà e l'oppressione strutturale imposta ai Palestinesi dalla politica del governo Israeliano. Nessun aereo da guerra Palestinese bombarda le città Israeliane, perchè la Palestina non ha aerei da guerra. Nessun buldozzer Palestinese demolisce le case degli Israeliani, perchè la Palestina non ha bulldozer militari. Nessun soldato Palestinese invade i vicini quartieri Israeliani, terrorizzando la popolazione, perchè non esiste un esercito Palestinese. Il conflitto in Palestina è una guerra di terrore fatta dal governo Israeliano contro una popolazione civile per lo più disarmata e senza difese.
Persino gli atti immorali e di auto-difesa violenta contro civili Israeliani (come lo sono gli attentati suicidi) non possono essere messi sullo stesso piano con le umiliazioni quotidiane, il terrore e la morte che Israele infligge al popolo Palestinese attraverso una politica deliberata. Questo conflitto, contrariamente a come viene presentato attraverso gli organi di informazione ufficiali, non è neanche una guerra giustificabile nei confronti di cattivi Arabi terroristi, e non è neanche una disputa etnica o relgiosa tra due gruppi di persone opposti ugualmente autogiustificanti. Il conflitto Israelo/Palestinese è la lotta di due cause irriconciliabili e diseguali: la lotta di un popolo oppresso per la libertà, la giustizia e l'autodeterminazione, contro la lotta degli oppressori per mantenere (e persino espandere) la propria dominazione. In queste circostanze la resistenza non è solo un diritto, ma un imperativo morale.
Questo non significa che ogni atto di resistenza sia accettabile. Chiaramente non tutti lo sono. Ma è diventato tedioso continuare ad ascoltare queste frasi degli occidentali così piene di buon senso, ma prive di senso, che cercano di mettere sullo stesso piano le due parti in confitto. Sono stanco di sentire i bianchi lamentarsi passivamente o chiedere animosamente: "Dov'è il Gandhi Palestinese?"
Con il rispetto dovuto al fatto che alcune persone hanno scelto di rimanere ignoranti rispetto alla lunga e intensa storia della resistenza Palestinese non violenta - Boycott to Bil’in, dal 1936 ad oggi - dico che non conoscere qualcosa, non significa che non esista. Il Free Gaza Movement lotta al fianco di una resistenza civile Palestinese che già esiste e sprizza vitalità.
Similmente è in errore un altro tipo di criticismo (futile) nei confronti della resistenza. Serpeggia una delusione diffusa tra molti, che parte dalla considerazione che Israle e le lobby Israeliane siano semplicemente troppo potenti per essere sfidate, e quindi si accetta la sconfitta in partenza. Ma non è questo il caso.
Il 30 giugno 2009 le forze di occupazione Israeliane hanno abbordato una delle nostre barche, la SPIRIT OF HUMANITY, e sequestrato 21 attivisti per i diritti umani e giornalisti che stavano andando a consegnare materiale umanitario e da ricostruzione disperatamente necessario a Gaza assediata. Tra di loro c'era il premio nobel per la pace Mairead Maguire e l'ex rappresentante al Congresso USA, Cynthia McKinney. Sono stati trattenuti in prigione per una settimana prima di essere deportati.
Nonostante ci abbiamo fermato in questo viaggio, non è stata una "sconfitta". Nel corso del mese seguente al nostro dirottamento, sono stati scritti circa 100.000 nuovi articoli, racconti, blog, iniziative di lotta, passaggi radio e televisi, che parlavano della risposta violenta di Israele alla nostra missione. E' vero che la terribile esperienza dei nostri 21 volontari impallidisce in confronto agli 11.000 prigionieri politici Palestinesi chiusi nelle prigioni Israeliane. La confisca del nostro piccolo carico di 3 tonnellate di aiuti medici e per la ricostruzione è insignificante rispetto ai 4miliardi di dollari di aiuti promessi a Gaza. Aiuti che non sono stati e non saranno consegnati a Gaza a causa del blocco Israeliano.
Ma anche questo non ha raggiunto l'obiettivo. Scegliendo di affrontare violentemente e rapire attivisti per i diritti umani disarmati in missione umanitaria, Israele ha dimostrato pubblicamente sia l'illegalità che l'assurdtà dell'assedio di Gaza. L'assedio è codardamente perpretato non per motivi di "sicurezza". Nessuno può aver pensato che la nostra piccola barca potesse costituire una minaccia per Israele.
Questa dimostrazione pubblica dell'illegalità dell'assedio ha portato anche ad interrogazioni a livello governativo. Sia il governo Britannico che quello Greco sono intervenuti ufficialmente per proteggere i propri cittadini e proprietà. Nonostante non avesse relazioni diplomatiche dal momento che non riconosce lo stato di Israele, il Re del Bahrain è intervenuto personalmente e con successo per costringere Israele a rilasciare immediatamente i cinque attivisti per i diritti umani, cittadini del Bahrain, catturati sullo Spirit. Il Parlamento Britannico ha tenuto un dibattito ufficiale sulla questione, e persino il dipartimento di stato Americano è stato costretto a tenere una conferenza telefonica nazionale per gli amici e parenti delle vittime rapite, come pure per i gruppi di attivisti Arabo-Americani, per i diritti .
Questo non aveva precedenti, ma non è abbastanza.
Il Free Gaza Movement ha iniziato a dare il proprio piccolo contributo in questa battaglia, nel 2006. Abbiamo iniziato da soli, con speranza. Molti pensavano che non ce l'avremmo fatta, ma ce l'abbiamo fatta. Siamo passati attraverso il blocco Israeliano. Partiremo ancora, e siamo assolutamente determinati a raggiungere la Striscia di Gaza nel nostro prossimo viaggio. Intendiamo alzare il tiro della nostra risposta in maniera non violenta. Inviando una nave cargo, aumenteremo le possibilità di sfidare il blocco trasportando un carico consistente di materiale da ricostruizione proibito. Inviando più barche nella nostra prossima missione, aumenteremo in maniera significativa le difficoltà logistiche di Israele se dovesse decidere di attaccarci di nuovo. Inviando anche molti più parlamentari, dignitari, giornalisti e attivisti per i diritti umani ad accompagnare le barche, aumenteranno notevolmente le difficoltà politiche che Israele dovrà affrontare se dovesse decidere di attaccarci di nuovo.
Il viaggio a Gaza è pericoloso. La marina Israeliana ha speronato la nostra imbarcazione , Dignity, quando tentammo di portare a Gaza materiale sanitario, durante il terribile assalto di Dicembre/Gennaio. A giugno, hanno dirottato la nostra piccola imbarcazione e sequestrato tutti a bordo. Israele ha persino minacciato di aprire il fuoco contro la nostra barca disarmata, piuttosto che consentirci di consegnare materiale umanitario e da ricostruzione alla popolazione di Gaza.
Ma il rischio che corriamo con i nostri viaggi è insignificante rispetto al rischio imposto ogni giorno alla popolazione di Gaza.
Lo scopo delle azioni dirette e non violente e della resistenza civile è quello di assumersi i rischi, di mettersi in mezzo "alla via" dell'ingiustizia. Noi ci assumiamo questi rischi ben coscienti di quali possano essere le conseguenze. Facciamo così perchè le conseguenze del non fare nulla sarebbero assai peggiori. Ogni volta che consentiamo a noi stessi di subire delle prepotenze, ogni volta che passiamo accanto al male e lo ignoriamo, noi abbassiamo il nostro livello e consentiamo al mondo di diventare sempre peggiore e ingiusto per tutti noi.
Israele può minacciare le nostre barche e i nostri passeggeri, noi continueremo ad inviarle. Israele può distruggere le nostre comunicazioni e sistemi di navigazione, noi continueremo a navigare. Israele può sparare intorno alle nostre barche, o cercare di speronarle per affondarle. Israele può decidere di abbordare con la forza e dirottare le nostre barche e sequestrare i volontari.
Non importa. Continueremo ad inviare le barche. Armati solo dell'amore per la giustizia, e nel rito della resistenza, torneremo a Gaza ancora e ancora, finchè quest'assedio terminerà per sempre e la popolazione di Gaza avrà libero accesso al resto del mondo.
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Ramzi Kysia è uno scrittore Arabo-Americano e un organizzatore del Free Gaza Movement. Se volete sostenere la nostra battaglia, per favore andate al sito freegaza.org/donate, oppure inviate una email
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