| 09 Aprile 2009
“Questa non è una calamità naturale. E’ un disastro causato dagli uomini e da una politica che non è umana.”
John Ging, direttore dell’ UNRWA a Gaza.
La Striscia di Gaza è il posto più densamente popolato della terra. Una pianura costiera lunga 25 miglia incastrata tra Israele ed Egitto, Gaza è la residenza di 1.5 milioni di Palestinesi, di cui più della metà sono bambini. La maggior parte della popolazione è costituita da rifugiati o dai loro discendenti, cacciati da Israele nell’anno della sua fondazione nel 1948. Circondata da mura di ferro e acciaio, Gaza ha solo 3 punti di ingresso e di uscita: il valico di Erez per entrare in Israele, il valico di Rafah, per entrare in Egitto, e il mare. Israele ha occupato Gaza dal 1967, mantenendo il controllo completo dello spazio aereo e delle acque territoriali, delle importazioni ed esportazioni e delle entrate ed uscite dal territorio. Da gennaio 2006, Israele ha imposto alla Striscia di Gaza ad un assedio sempre più severo, imponendo restrizioni alle importazioni di carburante, pezzi di ricambio, ed altro materiale necessario. Rispetto a dicembre 2005, meno del 20 per cento dei rifornimenti necessari per una normale attività di commercio sono autorizzati ad entrare a Gaza, da parte di Israele, e gli investimenti stranieri sono precipitati di oltre il 95 per cento. Come risultato, l’economia ha subito un collasso totale. Molti impianti industriali di Gaza sono stati costretti a chiudere, causando un aumento vertiginoso della percentuale di disoccupazione, povertà e malnutrizione infantile.
L’assedio ha portato ad un’ enorme carenza di tutto, che si è riflessa sull’economia e la società. La mancanza di carburante ha causato un aumento fuori controllo del prezzo del petrolio, generando un prolungato taglio di corrente. Gli ospedali , che dipendono da generatori diesel, rimangono regolarmente senza corrente diverse ore al giorno. Non potendo utilizzare le pompe di irrigazione, gli agricoltori perdono gran parte dei raccolti. Molte case hanno acqua corrente per meno di sei ore al giorno, ed almeno un terzo delle case non ha affatto acqua corrente. Le fognature non funzionano più a dovere. Milioni di litri di liquame grezzo sono stati pompati in circondari altamente popolati , e dieci bilioni di litri di liquame grezzo o parzialmente tratto è stato scaricato nel Mediterraneo. I pescatori di Gaza dichiarano che il liquame ha ucciso gran parte della vita marina nell’immediata vicinanza. Nel dicembre 2008, Israele ha interrotto il cessate il fuoco con Gaza ed ha iniziato una campagna di tre settimane di bombardamenti, invasioni di abitazioni, e distruzione generale. Durante questo massacro, case, scuole, moschee e centri ONU sono stati attaccati da Israele. Tredici Israeliani, inclusi 4 civili, hanno perso la vita, mentre oltre 1300 Palestinesi uomini, donne e bambini sono stati massacrati. Dalla fine del massacro è diventato più difficile che mai portare aiuti umanitari, aiuti per la i ricostruzione, o materiale per lo sviluppo.

L’assedio continua, e le condizioni umanitarie di un milione e mezzo di esseri umani, incarcerati illegalmente a Gaza, sono ora al punto peggiore degli ultimo quarant’anni di occupazione Israeliana.
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